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La storia di Arianna: tra mito e sindrome dell'abbandono

Arianna è la protagonista di alcuni miti greci che nascono dall’amore e in esso muoiono. Arianna era la figlia di Pasifae e di Minosse, re di Creta, e viveva nel palazzo di Cnosso. Era la sorella, sempre in ombra, del noto Minotauro, creatura metà toro e metà uomo. La figura di Arianna veniva presentata come ragazza sognatrice, in attesa di un amore che la strappasse dal suo stato. E non dovette aspettare troppo perché un giorno giunse a castello Teseo, giovane uomo che si presentò per uccidere il Minotauro e spezzare la catena di sacrifici umani. Arianna, invaghita di quest’uomo, nasce nella memoria dei posteri per avergli suggerito di portare e srotolare un gomitolo di lana (il famoso filo di Arianna) nel labirinto del Minotauro per non perdersi e ritornare vittorioso.
Finalmente la donna riesce a coronare il suo sogno d’amore con Teseo e insieme partono alla volta di Atene. Teseo però, astuto seduttore, approda nell’isola di Nasso e convince Arianna a riposarsi. Al suo risveglio, si ritrova sola e in lontananza vede le vele della nave andare via. Arianna è stata piantata in (N)asso!
Per la prima volta Arianna vive la condizione di abbandono, ma non sarà l’ultima: disperata e sola, nell’isola di Nasso, incontra Dioniso, dio greco della vite, del vino, del delirio mistico e della tragedia, che la seduce nuovamente e dopo averla presa in sposa, l’abbandona e la prepara alla rottura finale delle dolorose dinamiche di attaccamento. Arianna morirà per mano di Artemide, dea della caccia, delle iniziazioni femminili, della verginità e del pudore.
La storia di Arianna ci fa notare come questa ragazza ricerchi costantemente un amore che l’abbandona perché attraverso quell’abbandono lei potrà sentirsi intera e riconoscersi in una forma che l’altro le dona. È il tipico caso di donna che vive nell’ombra della sua famiglia, diviene astuta perché lo vuole Teseo, moglie perché è deciso da Dioniso e vittima per mano di Artemide. Una ragazza che si identifica con la costante volontà dell’altro di decidere cosa possa essere.
Oggi, Arianna vive in tutte quelle persone che sono in preda alle ferite d’amore, in quelle case vuote e piene di ricordi, nei fenomeni di ghosting (letteralmente “sparire come un fantasma”), o in coloro che vivono in funzione del desiderio altrui.
Si identifica così quella che viene definita come sindrome dell’abbandono che porta il soggetto ad avere la responsabilità di vivere un’identità che non è la propria, ma è veicolata dall’altro. Quando l’altro si allontana, ci si ritrova soli, spaesati, senza riferimenti e con un profondo senso di abbandono e solitudine che minaccia il proprio sé: perdere l’altro vuol dire, per i soggetti che ne soffrono, perdere una parte di sé, quindi svuotarsi di senso e non avere più un posto nel mondo.
La sindrome dell’abbandono può portare allo sviluppo di vere e proprie psicopatologie ed è quindi importante riconoscerla precocemente e agire nella promozione della consapevolezza del valore che una persona ha e di quello che potrebbe essere e diventare anche senza l’altro.
Cruciale è il supporto psicologico di un professionista che guiderà il soggetto in un percorso di presa di coscienza di sé e delle cause che portano a tali sindromi, per poter promuovere successivamente una piena realizzazione del benessere psicologico del soggetto.

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